DALLE «BATTERIE» AI SICARI POLITICI: QUEL CANE SCIOLTO* DI ABBRUCIATI

La storia della Banda della Magliana, qualunque cosa se ne dica, affascina e ha affascinato centinaia di persone non solo a Roma, ma anche in altri luoghi. A Roma dopo l’uscita del libro-romanzo “Romanzo criminale”, (pensate scritto da un giudice che pero, nelle righe vergate, in quel momento, assomigliava più ai criminali della Banda che a uno che pensa in maniera giuridica), ci furono innumerevoli negozi che stamparono magliette con i volti dei componenti del gruppo criminale-mafioso. Questo per dire, che la società civile e le regole morali, non valgono una ceppa di cazzo di niente, dato che è molto più affascinante il crimine amorale. Noi, oltrepassiamo tutto questo, al di là del bene e del male, è come abbiamo già scritto, per Stirner, utilizziamo a nostro piacimento, pezzi dell’attività criminale di suddetta Banda. Noi siamo Criminali e Terroristi Amorali, e cosi sia; riteniamo che progetti malavitosi come quelli della Banda della Magliana, siano validissimi, anche se molto in grande (come numero di affiliati), rispetto ai gruppuscoli Terroristici Misantropici, di cui facciamo orgogliosamente parte. Lo spaccio di droga non ci interessa, ma perché se siamo amorali e estremisti, “dovremo fare le pulci” ad altri malavitosi e criminali, che come noi, si staccano dal mondo dei normaloidi e vogliono continuare a delinquere? Occhio, i componenti della Banda, non erano degli spacciatori “sine qua non”, ma anche assassini e terroristi, che hanno usato l’esplosivo plastico come l’incendio indiscriminato, come l’assassinio diretto ma anche trasversale (contro alcuni parenti dei pentiti). D’altra parte ci interessa anche il passato dei componenti della Banda, quello più informale, come le “batterie dei rapinatori”, ma questa non è una scusa, sappiatelo. Qua sotto riportiamo un frammento di uno dei componenti della Banda, uno dei Capi riconosciuti, vissuto e morto come criminale. Per chi dovesse riprovarsi di tutto questo, immaginiamo alcuni idealisti, siamo a conoscenza, che non è bello, che in certi cortei, si faccia esclamare a quelli che si considerano dei fratelli, “Allahu Akbar “, per poi dire di odiare lo “stato islamico”, o affermare di essere atei. È lo si faccia fare, perché senno “non tutte le ciambelle vengono con il buco”.

Dunque, ad ognuno il suo…

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

* per cane sciolto, si intende, un individuo inserito in un giro criminale, anche organizzato, ma senza nessun vincolo organico preciso.

Nato nel 1944 a Roma, nel quartiere Trionfale, Danilo Abbruciati cresce a Primavalle, dove s’è trasferita l’intera famiglia. Sulle orme del padre Otello detto «er Moro» per la sua carnagione scura, campione italiano dei pesi piuma e leggeri, si cimenta nell’arte del pugilato. Ma, per mancanza vuoi di rigore vuoi di perfezione nella pratica, abbandona ben presto la disciplina, per intraprendere la carriera criminale. Appena maggiorenne, infatti, comincia a frequentare un gruppo di ragazzi della Roma bene coi quali dà vita ad una vera e propria «batteria», denominata dalla stampa «Gang dei Camaleonti», specializzatasi, a metà degli Anni ’60, in furti nelle abitazioni dei quartieri ricchi. È così che rimediò la prima condanna a quattro anni.

Denunciato, l’anno precedente, dalla moglie, Claudia De Cristofaris, per lesioni, maltrattamenti e sequestro di persona, nel 1972 è già un rapinatore di successo: alla fine di quell’anno, a riprova dell’avvenuto salto di qualità, ne viene segnalata la presenza a Pescara, in compagnia di Maurizio Massaria, Ernesto Diotallevi e Carlo Faiella. Disgrazia vuole, però, che quest’ultimo, alcuni giorni dopo, venga ucciso a Roma, proprio dopo un incontro con lui e con Ernesto Diotallevi, al bar «Catene» della Garbatella. Questo incidente, però, non ne interrompe l’ascesa: conosciuto in carcere il boss della malavita meneghina Francis Turatello, mette a frutto la solida amicizia con lui per entrare in contatto con la gang di Maffeo Bellicini, Albert Bergamelli e Jacques Berenguer. Abbandonate allora le rapine, è attivissimo, in particolare, ma non solo, nel settore dei sequestri di persona. Ma la sua vita non è tutta rose e fiori, a causa del suo diretto coinvolgimento in talune di quelle «guerre» che sovente squassano, senza apparente motivo, il corpaccione della mala capitolina. Banali le ragioni del dissidio che, nel ’76, lo contrappone a Roberto Belardinelli, detto «Bebo», ma cruenti gli esiti: come ha spiegato Fabiola Moretti, una fra le molte «pupe» di Abbruciati, «due (… ) le bombe, una al ristorante Sabatini e una al locale notturno La Prugna»: la prima viene disinnescata; la seconda, invece, esplode. «Bebo Belardinelli», ha raccontato ancora la donna, «sparò raffiche di mitra contro le auto parcheggiate in via dei Ponziani; sequestrò, quindi, Oscaretto Meschino, per farsi dire, a suon di botte, dove potesse trovare Danilo»; e finalmente, «una mattina che Danilo doveva incontrare Umbertino Cappellari sulla via del Mare, Belardinelli si trovò sul posto e lo uccise, sotto gli occhi del figlio Pino, tossicodipendente», ma, conclude il suo racconto la Moretti, «per sua fortuna Danilo era arrivato in ritardo all’appuntamento».

Contemporaneamente a questa «guerra», nella quale Fernando Garofalo detto «Ciambellone» e Nando il Pirata, due compari, ha spiegato sempre l’informatissima Moretti, che «steccavano con lui, ma non partecipavano alle rapine, accampando dei pretesti: ogni volta avevano la febbre o il raffreddore», Danilo Abbruciati ebbe uno «scontro» anche con Massimo Barbieri, il quale, mancandogli di «rispetto», ha organizzato un’orgia con la madre di sua figlia Danila e con la sorella: «er Baffo» lo convoca e, mentre sono in macchina, il Barbieri alla guida, tenta di ucciderlo sparandogli; l’arma, però, s’inceppa e deve ripiegare su un pestaggio selvaggio col calcio della pistola. A causa delle lesioni riportate, particolarmente gravi per essersi l’auto schiantata contro un albero, Massimo Barbieri, se ne resta rintanato in casa per un mese a leccarsi le ferite, mentre gli lievitano dentro rancore e frustrazione per l’affronto patito. Così, una sera che er Baffo si sta recando a Campo di Mare, dov’è in vacanza la figlia Danila, la sua auto viene affiancata da una moto, condotta proprio da Massimo Barbieri e con a bordo Gianfranco Casilino, il quale gli esplode contro alcuni colpi d’arma da fuoco; un proiettile, trattenuto dalle ossa craniche, all’altezza della tempia sinistra, lo attinge alla testa. Intenzionato a farlo soltanto dopo che avrà trovato Barbieri e regolato i conti con lui, Danilo Abbruciati ne rinvia la rimozione; a causa, tuttavia, prima dell’omicidio di Ettore Tabarrani e quindi del suo arresto, avvenuto nel 1978, a seguito delle dichiarazioni di Roberto Cavaniglia detto «Canarino», per i sequestri di persona, la pallottola resterà dov’è.

Tornato libero nel luglio del 1979, Danilo Abbruciati trova una situazione di gran fermento: la Banda della Magliana sta, mano a mano, acquisendo il controllo dei traffici illeciti della capitale e, per dirla con Maurizio Abbatino, il boss Abbruciati è ormai un «cane sciolto», senza legami con alcun gruppo in particolare e senza problemi economici di alcun genere; è soltanto per restare nel giro che conta che, insieme al suo «tirapiedi» Paolo Frau, gravita nell’orbita di Enrico «Renatino» De Pedis. All’inizio si dedica di tanto in tanto a qualche colpo, limitandosi magari a fornire delle «dritte»; ma, quando Renatino, Raffaele Pernasetti detto «er Palletta» ed Ettore Maragnoli entrano a far parte, grazie a Franco Giuseppucci, del sodalizio, anche lui viene cooptato nella Banda e vi inocula il seme della dissoluzione. A ragione dei suoi trascorsi malavitosi, avvalendosi anche delle numerose conoscenze fatte in carcere tra i comuni, i mafiosi e i politici, una volta entrato a far parte della Banda della Magliana, Abbruciati la strumentalizza ai suoi personali vantaggi: tiene sostanzialmente per sé le proprie «conoscenze», si interessa di edilizia, commercio di auto, finanza, rispetto ai quali i traffici criminali rappresentano la principale, se non unica, fonte di finanziamento, e di questi traffici fa partecipi soltanto i «testaccini», appartenenti alla cerchia di Renatino, i quali, ben presto, acquisiscono un consistente patrimonio mobiliare, societario e immobiliare, che si cumula ai proventi della precedente attività di «strozzinaggio». A causa di questa asimmetrica opulenza, i «testaccini» diventano insofferenti alle regole solidaristiche della Banda, e questo provoca una certa diffidenza nei loro confronti, destinata ad acuirsi e a sfociare in veri e propri propositi di vendetta, specie dopo l’uccisione di Franco Giuseppucci detto «er negro», ad opera dei Proietti.

A causa della «guerra» contro costoro, a cui tutti i sodali si sentono parimenti obbligati, passa in secondo piano la resa dei conti interna, che è rimandata sino a che un altro evento traumatico non la innescherà di nuovo.

Milano, via Oldofredi 2, ore 8.05 del 27 aprile 1982. Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano esce di casa. «Stia attento ragioniere», l’avverte la portinaia, «ci sono due tipi strani, fermi qua davanti da mezz’ora». Una veloce occhiata scioglie ogni preoccupazione: i due «tipi» sembra siano spariti e, come tutte le mattine, l’Alfetta 2000 blu della banca con i vetri blindati è parcheggiata all’angolo con via Pola; l’autista Giovanni Fattorello, come al solito, mentre attende scambia qualche battuta con la guardia giurata di servizio alla porta dell’agenzia numero 18 del Banco, situata nella stessa palazzina dove egli abita con la famiglia.

Passano, però, pochi secondi e sbuca da via Pola una moto di grossa cilindrata, con in sella due uomini. Il passeggero, cappotto color cammello, completo di grisaglia inglese e camicia di seta azzurra, scende e si fa davanti a Rosone, con in pugno una Beretta calibro 7,65. Preme una prima volta il grilletto, ma l’arma s’inceppa e Rosone ne approfitta per scappare; al secondo tentativo ferisce la vittima ad una gamba e si dà alla fuga sulla moto condotta dal complice. La guardia giurata spara in rapida cinque colpi con la sua 357 Magnum.

Due proiettili centrano il sicario al collo e alla testa. Il ferito cerca di aggrapparsi al conducente della moto, gli mancano le forze e scivola esanime sull’asfalto. In apertura del telegiornale dell’ora di pranzo, mentre scorrono le immagini di un cadavere a terra coperto da un lenzuolo insanguinato, la voce del giornalista spiega che quella mattina è finita la corsa di Danilo Abbruciati. Agli investigatori non sfugge la singolarità del fatto che ad eseguire un «lavoro» solitamente affidato ad un gregario, sia stato chiamato un uomo come «er Baffo», ormai arricchito dal traffico di droga, «un giro calcolato, al lordo, da un miliardo al giorno» e che aveva raggiunto quei simboli di prestigio che ne facevano un boss del crimine organizzato. Non minori le perplessità dei sodali della Banda: ignorando tutto dell’operazione in cui è morto er Baffo, Maurizio Abbatino chiede «spiegazioni» a Enrico De Pedis e a Raffaele Pernasetti i quali gli riferiscono «di aver a loro volta appreso da Ernesto Diotallevi che, per suo tramite, l’Abbruciati aveva ricevuto 50 milioni per eseguire l’attentato». I due non gli forniscono «ulteriori particolari», dicendo che Abbruciati ha agito anche «a loro insaputa». La risposta al perché Danilo sia salito dietro quella moto, Abbatino la rinviene nell’inconfessata esigenza dei «testaccini» di «accontentare un committente di riguardo», tenendo gli altri all’oscuro della relativa operazione, che comunque li compromette tutti: ce n’è abbastanza, insomma, perché sia considerato ormai definitivamente dissolto il rapporto di fiducia che ha sin qui cementato l’organizzazione e si proceda, finalmente, al sanguinoso regolamento dei conti, per troppo tempo rimandato.

LA RAZZA UMANA CHE SANGUINA..(MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

“Caos il vuoto primordiale
una specie di gorgo buio che risucchia
ogni cosa in un abisso senza fine
paragonabile a una nera gola spalancata”

Discendo nell’abisso dove le virtù e la lealtà non esistono

Discendo, sapendo di poter scalare solo su rocce acuminate

Lo voglio? Voglio sentire il dolore, voglio strisciare con il mio corpo e ferirmi

Voglio ferirmi, facendo sanguinare la razza umana

Nella caverna dei miei desideri, la razza umana deve perire

Perisci, dentro il vuoto, in fondo a un buco indistinguibile

Perisci, cadi dentro una fossa, riempi il buco, dove è nascosto un segreto

Io lo conosco, noi lo sappiamo, siamo a conoscenza di questo segreto nascosto

Il rifugio della coscienza, ora è rivelato, la tana in fondo all’esistenza, ora si vede chiaramente, il nascondiglio, che si pretende essere sicuro, è aperto come il vaso di pandora

Ho fatto breccia, sono dentro un varco, tutto è un vortice, implode ed esplodono stelle decadenti, si è formato un cratere, dove punte acuminate, vogliono ferirmi

Io voglio essere ferito? Si voglio essere ferito, penetrato da una lama misantropica, voglio sentire il pungolare della fine della magnificenza

Io voglio ferire? Si, voglio ferire, la coscienza, voglio conquistare e penetrare dentro una fenditura, che si riempie di vanagloria, di speranze ferme e artefatte, voglio colpire al cuore dell’umanità

La razza umana deve sanguinare, deve essere colpita al fondo della propria esistenza, voglio la caduta della società, il fragore delle esplosioni, la passività che penetra mostruosi e prominenti desideri di distruzione

Agognare, alla distruzione della razza umana, sentire, lo sentiamo, siamo pronti, deve cadere, deve emergere un distopico estendersi di fiamme e fumo

Incendi devastanti, corrono, e corroborano la caduta in vuoto vacuo, oscuro e inesplorato

Terrore sconvolgente che divide, e fende, artiglia l’aria che respira l’uomo

Nubi che incubano mostri, che vogliono voracemente, nutrirsi di una chimera

Cataclisma che spinge il catalettico e la condizione di afflizione, verso l’eccitarsi di azioni eversive, che non hanno nessuna sponda idealistica

Dove siete, vi nascondete, dove vi situate, lo sapete, in che modo, volete affrontare, una magnifica cacotopia?

Un futuro senza futuro, schizzi di lucidità, che esplodono al contatto con il rimbombo delle armi, lampi che si estinguono al contatto con l’esistenza, che ora è un rifugio mal riposto.

Una crepa, una esaltante crepa dell’esistente, si sta aprendo, lentamente, non c’è più un nascondiglio, l’orizzonte scruta una marea dalle vastità abissali, e questa crepa si apre, si estende, sta erodendo, sta rompendo, sta aprendo un spiraglio, dove il male penetra il bene, e tutto è oltrepassato

L’incrinarsi, che nessuno crede essere qualcosa di così significativo, affonda dentro il rivestimento dell’uomo, e dell’umanità, un colpo e una fiamma, fanno esplodere un odio anti-umano, la misantopica avanzata della distruzione

La razza umana deve sanguinare, l’uroboro in un ciclo infinito da infiniti volti, si sta mangiando la coda, siamo pronti, il buco che si è aperto, ha un destino in fondo a esso: la fine, la caduta, un tonfo sordo e straziante

Il negativo penetra, e fonde speranze e attese, nessuno augurio per la pace, la guerra macina e muove, strascica i piedi, di chi ha accettato, di combattere e morire per il proprio progetto egotistico

Cacòs e topos tra l’esistere e l’inesistere, siamo pronti, volgiamo, e ci muoviamo, lo vogliamo, percorriamo una strada fatta di margini e distacco, rifiutiamo il limbo dell’idealismo, continuiamo a propagare il caos e il terrore

Cacòs e topos dentro il vivere e il sussistere, tutto è finito, per voi è finita, incubi che chiariscono un attesa, stiamo percorrendo il sentiero che non è più margine, ma potenza e intensità, la pazzia misantropica

Schizo

(MESSICO) SETTIMA INTERVISTA ALLE ITS

Ricevo e pubblico:

http://maldicionecoextremista.altervista.org/mexico-septima-entrevista-a-its/

I compas affini della “Uroboro Silvestre”, ci hanno, inaspettatamente, mandato la traduzione della settima intervista, al gruppo Terroristico Eco-estremista delle ITS-Messico. In anteprima rispetto al laborioso lavoro di traduzione dei comunicati dello stesso gruppo. Un intervista, che è di profondo interesse, perché, specifica, temi e attentati, scomodi ed estremisti, che danno parecchio fastidio e irritazione, alla nuova scena idealista. Noi, sempre in linea con quello che è affine, con quello che sprigiona potere distruttivo, con quello che non ha paura di “rompere le uova nel paniere”, lo pubblichiamo, e lo dichiariamo apertamente: abbiamo le palle, e l’attitudine, per pubblicare tale materiale, non ci nascondiamo “dietro un dito”, ma lo pubblichiamo anche con passione Terrorista, sappiamo, che tutti quanti Noi, aneliamo alla caduta della società morale, alla sua distruzione, e allo scatenamento del Kaos Distruttivo, che porrà un conflitto dalle immense proporzioni, senza compensazione di leggi morali, che possano fermare un “prossimo” bagno di sangue amorale e anti-politico…il nemico è il nemico della mia Unicità e il “Tutto è permesso”, è sangue che cola sulle nostre Armi personali..

Ghen

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Questa intervista ha avuto risposta nel 2017 alla giornalista Laura Castellanos e in parte pubblicata nel suo libro “Cronaca di un paese furtivo” nell’ottobre 2018.
Ora viene pubblicato integralmente.
Inviato alla mail.

1) Quando ho fatto l’intervista nel 2011, il vostro obiettivo era agire con sabotaggi contro gli scienziati delle nanotecnologie, perché erano gli innovatori dello sviluppo Tecno-industriale, Ora perché avete iniziato ad attaccare anche i cittadini comuni? Perché non i potenti che prendono le decisioni che hanno creato il caos e la distruzione in questa civilizzazione? La gente comune viene attaccata perché è più facile farlo, e ci sono meno rischi?

Per iniziare, su questa intervista, vogliamo sottolineare che non ci hai mai intervistato, chi hai intervistato era un impostore, che si è coperto con il nostro “lavoro” più recente in quel momento (l’attentato Tec de Monterrey dell’agosto 2011), per ottenere la fama di altri; questo per essere chiari.

Chiarito questo, andiamo a rispondere. Come dici tu, dal 2011 ad oggi i nostri obiettivi si sono ampliati, siamo passati dall’attaccare centri di innovazione tecnologica, ad avere come obiettivo la popolazione e i civili.

Questo per una ragione specifica: perché la nostra guerra contro la civilizzazione è TOTALE; è molto riduzionista dire che “i potenti prendono le decisioni che hanno originato il caos e la distruzione in questa civilizzazione”; come hai scritto nella domanda 1. Ricordiamo che i “potenti” non sono la stessa civilizzazione, non rappresentano pienamente i valori civilizzati, sono anche rappresentati dalla società in generale, dall’umile lavoratore alle grandi società di innovazione scientifica.

La civilizzazione in quanto tale non è solo l’accumulo di grandi aziende che devastano la Terra, ma è anche l’infrastruttura che mantiene le città vive e l’urbanizzazione invasiva. La civilizzazione non sono le centinaia di scienziati che abbiamo in Messico, è che si dedicano alla nanotecnologia, ma sono anche le persone che camminano come automi apatici e senz’anima. è che alimentano il massiccio consumo e la moralità che sostiene la civilizzazione.

Proprio come nell’antica Roma la civilizzazione non era solo Cesare, nell’antica Grecia la civilizzazione non era solo il colosseo e le grandi costruzioni, nella Grande Tenochtitlan la civilizzazione, non erano solo i tlatoani che guidavano i cittadini, cosa che accade attualmente; chiunque affermi che i “potenti” sono da biasimare per tutto il caos della civilizzazione, sta commettendo un grosso errore, e dovrebbe considerare più seriamente la realtà che impera in questa era.

Per molto tempo il discorso “anti-civilizzazione” e “anarco-primitivista” ha dichiarato guerra alla civilizzazione, ma questi gruppi si sono limitati solo blandamente, all’attacco della proprietà privata. ITS non si limita a tutto questo, vogliamo scatenare una guerra contro la civilizzazione, è questa deve essere totale, attentare contro le grandi imprese, che distruggono la Terra e attaccare la società, che fa parte di tutto questo, perché nessuno è innocente, siamo tutti colpevoli.

Noi odiamo immensamente la civilizzazione, amiamo il selvaggio e, proprio perché amiamo questo, attacchiamo la civilizzazione senza alcuna compassione.

Come avrete letto, ci consideriamo anti-classisti, cioè non prendiamo in considerazione le classi sociali per attaccare i nostri obiettivi, non abbiamo nemmeno linee guida politiche, siamo anti-politici apertamente scorretti, quindi attacchiamo sia i “potenti” che quelli che sono i lavoratori.

Apparentemente si pensa, che ci dedichiamo esclusivamente ad attaccare i civili, ma no, è chiaro, come quest’anno, dove a gennaio uno dei gruppi delle ITS in Cile ha attaccato con successo uno dei capi più importanti di Codelco, la compagnia mineraria più importante al mondo, per quanto riguarda il saccheggio del rame; d’altra parte, a luglio, un lavoratore è stato gravemente ferito dopo aver aperto, un pacco-bomba, trovato in una chiesa a Lindavista, e anche se il lavoratore non era l’obiettivo iniziale, ma i religiosi che si nascondono nei templi cattolici della bruttura, le ITS non hanno mostrato alcun rimorso per questo atto.

Ciò che vogliamo chiarire, rispetto a sopra, è che tutto ciò che rappresenta la civilizzazione, il progresso umano, l’artificialità, ecc., è e sarà attaccato con ferocia, indipendentemente dalle condizioni sociali, il genere, i confini, gli idiomi, ecc.

E sì, è abbastanza facile attaccare i civili ma anche, in realtà, è abbastanza facile mandare una bomba diretta a un bersaglio abbiente; quindi non ci affidiamo alla facilità degli obiettivi da attaccare ma al ruolo che svolgono all’interno della civilizzazione stessa. Vogliamo vedere bruciare tutto completamente, vogliamo essere parte del caos che prende il sopravvento sulla civilizzazione, in attimi gloriosi, vogliamo godere del dolore umano, e osservarli agonizzare.

Molti certamente non lo capiscono, specialmente quelli che non si liberano della “coscienza sociale”, sembra inaccettabile che esistiamo, parliamo in questo modo e che facciamo le cose che diciamo, per quelle persone rimaste con il discorso classista di due secoli fa, i giustizieri di sinistra di un tempo; non si rendono conto che questa era è finita, è che, con i mutamenti estremisti, il contesto attuale chiede a gran voce risposte estremiste.

2) Dite che avete ucciso Lesvy Berlin Osorio ma l’ufficio del Procuratore della capitale, assicura che è stato il fidanzato, mostrando immagini video in cui il fidanzato la colpisce con la catena del cane. Il ragazzo è affine a voi? O ha supposto che lo ha fatto in maniera affine, e poi si è resto conto dell’errore?

Chiunque abbia un po’ di cervello, e vive in Messico, arriva alla conclusione, che la Procura è uno dei maggiori produttori di prove in questo paese (insieme a PGR, Cisen, ecc.); molti sanno che è così. Il video in cui si suppone che la donna in questione sia stata uccisa non è completo (come hai detto tu), manca un po’ di luce e chiarezza, per dire con certezza che il ragazzo ha agito, quindi non si può terminare affermando che il fidanzato è stato responsabile e che le ITS hanno mentito. In questo video si vede che il fidanzato discute e combatte con essa, e dopo la lascia da SOLA, e no, il fidanzato non è affine o fa parte delle ITS.

Suppongo che per essere un giornalista e avere accesso a diverse fonti di informazione (come nel caso dell’avvocato in questo caso e dei suoi conoscenti), tu abbia, già visto i video della CU; quel materiale è “esclusivo” anche se alcuni corrispondenti della Revista Proceso hanno pubblicato, quello che segue nella versione stampata numero 2125:

“Con il materiale audiovisivo fornito dall’UNAM, l’ufficio della procura della capitale è stato in grado di ricostruire quello che è successo quando la coppia e il loro cane, sono andati via, apparentemente calmi, verso casa. Qualche minuto dopo verso le ore 04:00, prima di passare attraverso l’Istituto di Ingegneria, entrambi si sono fermati, e hanno iniziato ad agitarsi, come se stessero discutendo.

Jorge Luis alza la catena del cane e nell’immagine non si riesce a distinguere, se in modo certo colpisce la sua compagna, anche se risulta dalla necroscopia, il comparire di due recenti ferite alla testa. [Non è possibile concludere che siano state fatte dalla catena].

Poi Jorge Luis afferra Lesvy con le braccia all’altezza del collo [Ma non la strangola]. La ragazza riesce a scappare, e invece di allontanarsi, lo abbraccia e mette la testa all’altezza del petto, ma che esso, spinge via. Pochi secondi dopo Jorge Luis si allontana a passo spedito e Lesvy lo segue. Alle ore 04:18 entrambi si fermano di nuovo vicino a una cabina telefonica, a 30 metri dall’Istituto di Ingegneria. Ma quando si vede Lesvy avvicinarsi a Jorge, la telecamera di videosorveglianza che ha focalizzato la scena, si sposta inspiegabilmente in un’altra direzione.

È proprio il momento in cui Lesvy viene strangolata, dal cavo della cabina telefonica Telmex.

Dopo questo incidente, alle ore 04:20, Lesvy non appare più nelle registrazioni video. Ma solo Jorge Luis e il suo cane. L’ex studente universitario cammina verso l’uscita di CU con la testa bassa e le mani in tasca. In un attimo, torna indietro, fissa con lo sguardo il luogo in cui ha lasciato la sua ragazza e poi prende a calci il suo cane. “

“Il corpo di Lesvy viene trovato alle ore 5:50 di mercoledì 3 maggio dalla lavoratrice dell’università, Esperanza Sánchez Hernández, che immediatamente informa il suo compagno Juan Andrés Sánchez Andrade. Entrambi vanno verso la cabina telefonica dove si trova il cadavere e quando capiscono, che ha la cornetta attaccata al collo e che non respira, riferiscono dell’incidente al Pronto Soccorso Centrale dell’UNAM. ”

In questa parte del rapporto riprodotto c’è un aspetto curioso, i giornalisti suggeriscono che alle 4:18, nell’istante in cui la telecamera gira su un altro lato, quello è il momento preciso in cui la donna viene strangolata, e muore, ma come si sa questo? Le prove forensi post mortem conoscono l’ora e i minuti esatti in cui una persona muore?

Non è vero? Cosa è successo nel lasso di tempo dalle 4:18 (quando la telecamera si muove) alle 5:50 (quando la lavoratrice trova il corpo)? Non è possibile che in 1 ora e 32 minuti qualcuno l’abbia uccisa? Tuttavia, tutti possono pensare ciò che vogliono in questo caso, sappiamo cosa abbiamo fatto, se la maggioranza pensa che il fidanzato l’ha uccisa e che mentiamo, che continuino a pensarlo, a noi non importa, basta che non strepitino, quando agiremo di nuovo e allo stesso modo.

Quello che possiamo dire è che quel giorno, uno dei nostri membri ha osservato la donna nella CU da sola e applicandogli una chiave di sottomissione l’ha soffocata fino alla morte, lasciandola legata al telefono, con la catena che l’uccisa portava quel giorno, un lavoro facile quando il bersaglio è una drogata. Dopo averlo espresso, chiederesti, ma perché proprio lei?

Bene, ricordiamo il contesto, nel giugno 2016 un altro membro delle ITS, ha ucciso con una pugnalata diretta, il capo degli uffici della Facoltà di Chimica dell’UNAM, ancora nella Città Universitaria. In quell’occasione il comunicato disse che il terrore si sarebbe manifestato nella stessa università, e che non avremmo permesso a nessuno all’interno della culla del progresso di camminare sicuro o protetto, e che infine non stavamo scherzando.

L’UNAM come altre università (pubbliche o private) è una delle più grandi culle del progresso in America Latina, dove si coordinano le menti che tendono al progresso umano civilizzato e alla conseguente devastazione del Selvaggio e l’avanzamento della artificialità. Questo è il motivo, del perché è stata attaccata, la sua storia è stata macchiata di sangue, è stata tinta di nero quando abbiamo compiuto questi due omicidi, non importa tanto che le nostre vittime, erano un lavoratore e un’ex-universitaria, l’importante è generare il Caos, che il Terrore prenda il sopravvento su questi tipi di luoghi in cui tutto ciò che odiamo è presente.

Quindi, se dobbiamo uccidere studenti, lavoratori, semplici impiegati, insegnanti e rinomati ricercatori in UC, lo faremo, in modo che una delle più grandi culle del progresso e dei suoi membri sia immersa nell’insicurezza e nella paranoia.

Ricordiamo che prima di questo, nel 2011, abbiamo assassinato un rinomato ricercatore di biotecnologie, che ha lavorato proprio in uno degli istituti dell’UNAM a Morelos; nel maggio 2016 abbiamo ucciso uno studente di informatica dell’IPN a Iztacalco e nel febbraio di quest’anno, il 2017, abbiamo assassinato il vicerettore del Tec de Monterrey a Chihuahua. Vale a dire, che persiste la campagna delle ITS contro le università più importanti.

Tornando al caso della donna morta in CU, vogliamo sottolineare l’ipocrisia sociale che si è verificata intorno a questo caso così controverso, se è vero che la sua morte ha avuto un impatto mediatico di proporzioni considerevoli, questo non sarebbe stato possibile se questa stessa donna non fosse stata una ex-universitaria e non sarebbe nata morta in una delle culle del progresso, ma poiché il contesto si è sviluppato in situazioni specifiche, la sua morte è stata la causa scatenante per fare scendere in piazza i progressisti, come protesta contro i cosiddetti “femminicidi”.

Questo è il momento in cui è entrata in gioco la doppia morale e i complessi di inferiorità dei progressisti (ci riferiamo alle femministe) e della società stessa. Per caso il numero di uomini morti non è più alto delle donne in questo paese? Perché non hanno protestato, anche contro l’omicidio, del capo degli uffici della Facoltà di Chimica nel 2016? Forse perché era un semplice “uomo”?

La morte di una donna ha più valore di quella di un uomo ? Tutte queste domande sono lasciate come risposta, per quelle che contestano con irritanti grida dai peli colorati, che strillano così tanto per l’uguaglianza dei sessi, non notando che con le loro proteste per la morte di una donna, si rendono inferiori solo perché sono donne e, allo stesso tempo, tutto questo contribuisce alla vittimizzazione sociale a causa di problemi di genere; pensate un po ‘, è uno scherzo del cazzo!

Tutta questa fregatura del genere è spazzatura, noi vediamo l’umano non per il suo genere, o per il suo colore della pelle, o per i suoi costumi, ecc., Ma per la maledetta razza che rende e mantiene il Selvaggio soggiogato.

Per la morte di questa ragazza, abbiamo ricevuto molte critiche, critiche sterili che ci hanno fatto solo ridere rispetto al nostro fiero atteggiamento. L’ipocrisia di tutti quelli che ci hanno criticato è stata più evidente quando ci hanno condannato solo per la morte di questa donna in UC e non per la morte della coppia uccisa, all’inizio del Monte Tlaloc a Texcoco, pochi giorni prima dello strangolamento della tossica in questione. Abbiamo bucato la testa di un uomo e una donna, perché ci hanno condannati solo per la morte in CU e non per la morte di un’altra donna sul Monte Tlaloc? Solo perché l’omicidio non era in CU? I progressisti non hanno vergogna allora.

3) Ogni vita umana merita disprezzo? Se è così, la vita dei membri della tua famiglia merita il disprezzo? Li uccideresti? La vita dei tuoi affini merita il disprezzo? Li uccideresti? La vostra vita merita il disprezzo? Vi suicidereste?

TUTTA la vita umana merita il nostro disprezzo, e sì, uccideremmo la nostra famiglia se necessario. Da tempo ci siamo distaccati completamente dalla famiglia, da quel gruppo di estranei incontrati per “caso” (come diceva Nietzsche), perché anche i tuoi parenti sono capaci di consegnarti alla giustizia quando si rendono conto che sei un “mostro”.

Non vogliamo alcun nesso psico-affettivo che ci leghi a impegnarci in relazioni malsane, che si basano solo sull’ipocrisia consanguinea, è che ci causa una tremenda repulsione. Per quanto riguarda i nostri affini, per la loro condizione di esseri umani moderni come noi, meritano anch’essi il disprezzo, anche se siccome condividiamo lo stesso sentire, lo stesso odio, lo stesso amore, e per la loro unica essenza, in tal senso, meritano il nostro apprezzamento; vediamo in maniera separata “l’ essenza “e” l’umano “, e diamo più valore alla prima, in riferimento ai nostri complici.

In questo modo, il suicidio è una delle opzioni da prendere in considerazione per ogni membro delle ITS, cioè, preferiamo morire con le nostre stesse mani piuttosto che essere catturati da coloro che vogliono vederci in una cella o in condizioni aberranti.

Non vediamo la morte come qualcosa di “cattivo”, ma nemmeno come qualcosa di “buono”, è semplicemente un percorso che dobbiamo percorrere alla fine di un ciclo; abbracciare la morte come facevano i nostri antenati, è uno dei nostri più grandi desideri, sebbene, la nostra condizione di umani moderni non ha rimosso quella sensazione di voler morire per una causa più grande, per l’Ignoto, per l’Inumano, e non per avere una sorte da”martiri”, ma per incontrare i nostri antenati nell’inframondo, e per questo sappiamo che saranno felici del nostro giungere a essi.

In ogni caso, sappiamo che dopo la nostra caduta, ci fonderemo con la Terra, con il Vento, con l’Acqua e con il Fuoco; quando la nostra schifosa umanità sarà trasformata in qualcosa di Indicibile, saremo parte del tutto e del nulla e continueremo dando Guerra con le forze incommensurabili della Natura Selvaggia; e così sia.

4) Sull’ultimo scambio epistolare con i vecchi insurrezionalisti. È una dichiarazione di guerra reciproca? Attenterete contro di essi? Avere paura di essi? Pensi che vi attaccheranno?

Sappiamo che il tuo lavoro di giornalista è quello di polemizzare certe situazioni, e di più quando si tratta di gruppi clandestini, ma anche così rispondiamo alla tua domanda: Pensiamo che la persona che ha scritto quel comunicato volesse solo scaricare la propria frustrazione e il suo disappunto, per prendere la nostra strada e lasciare il gregge anarchico, poiché non crediamo che lui possa fare qualcosa contro di noi.

Il nostro comunicato in risposta alla merda versata da “questi” vecchi gruppi insurrezionali non è una dichiarazione di guerra, né tanto meno, li stiamo cercando, né ci preoccupano le loro sterili chiacchiere, sebbene se dovessimo scoprire che ci stanno dando la caccia, non staremmo a braccia conserte ne porgeremo l’altra guancia, questo deve essere chiaro.

Tutti possono dire quello che vogliono degli altri, tutti possono riversare la loro bile scrivendo cose contro l’eco-estremismo, ognuno farà ciò che gli conviene, anche se dobbiamo dire che sia alla persona che ha scritto quel comunicato, sia a noi, non conviene “sterminarci” l’un l’altro, questo è da capire…

In realtà, quel comunicato infamante di presunti ex membri dei gruppi insurrezionali è servito molto perché la campagna contro di noi continuasse, ora il signor Scott Campbell (che è solo uno pseudonimo di una donna, dato che sappiamo dove vive) ha pubblicato qualche altro testo dove ci condanna ancora; in verità se i progressisti non hanno oculatezza, e seguono lo stesso modo di fare, che si attengano alle stesse conseguenze.

A questo proposito, sappiamo che ci sono alcune persone che ci cercano negli ambienti anarchici come se fossimo ancora lì presenti, e se un giorno ci troveranno speriamo che abbiano abbastanza palle / ovaie per ucciderci, perché non siamo quelli che in uno scontro feriscono e basta. Siate sempre preparati, ragazzi, dato che i membri delle ITS non girano disarmati o con la guardia bassa!

5) Nel 2011 ho intervistato uno dei vostri fondatori. Poi lui, senza menzionare me e il giornale in cui ho pubblicato l’informazione, ha negato di aver concesso un’intervista alla stampa borghese. Ora avete rilasciato interviste alla rivista Siempre e a Ciro Gómez Leyva di Radio Fórmula, cosa vi ha spinti a cambiare improvvisamente la vostra posizione?

Ripetiamo ancora, quel languido personaggio che hai intervistato nel 2011 non era un membro delle ITS, era un membro del Fronte di Liberazione della Terra (FLT o ELF), ma non è mai stato o è stato un membro del nostro gruppo e non sappiamo dove ha saputo di essere “uno dei nostri fondatori”, anche se alla fine tutto questo ci ha alquanto divertito.

Attenzione, occhio a questo, ci sono molte persone che dicono di conoscerci, o che dicono di essere membri del nostro gruppo ermetico, per ottenere fama in certi circoli sociali: questo è una cosa completamente falsa; pensi che qualcuno dei nostri membri rischierebbe di dire di far parte delle ITS ai parenti o agli estranei, e quindi mettere in pericolo anni investiti in questo progetto criminale?

Ora, vale la pena notare che dal 2011 fino ad oggi, MOLTE delle nostre posizioni sono cambiate radicalmente, e di questo vi siete resi conto; compreso quello di rispondere alle domande dei mass media. A questo proposito, usiamo qualsiasi mezzo di comunicazione per generare propaganda, perché questo agisce in affinità alle nostre strategie egoiche come gruppo. A differenza dei gruppi di sinistra o di destra che rifiutano categoricamente di comunicare con la maggior parte dei giornalisti dei media tradizionali, ITS non si preoccupa di questa moralità sinistrorsa e usa ogni mezzo per propagare il proprio discorso scomodo.

Come hai visto, ci consideriamo amorali, è per questo che molte cose per noi vanno bene: va bene allo stesso modo, attaccare proprietari o lavoratori, donne o uomini, dare interviste a media alternativi o massivi, ecc., spero che tu possa capirlo, se non è così, beh, non c’è altro modo, continua a mantenere la tua posizione di sinistrorso, necessaria per il 2018, anno in cui i progressisti brandiranno tutto ciò che non sembra “fascista”, difendendo con i denti e le unghie, la loro candidata indigena e il loro leader dell’opposizione protagonista, con un ritorno di risultati pari allo zero, come l’APPO nel 2007.

Chikomoztoc, Mexhico

29 di agosto 2017

Individualisti Tendenti al Selvaggio-Messico

RICORDANDO: (SONDRIO) ATTACCO INCENDIARIO ALLA CHIESA SI TEMONO I SATANISTI

A proposito di Pasqua…(ricordiamo che in questa zona, Sondrio/Varese, anni prima fu scoperta una cellula terrorista satanista e di assassini seriali chiamata giornalisticamente “Bestie di Satana”)

Gordona, 7 aprile 2012 – Un attentato incendiario ha colpito la chiesa di Santa Caterina al Castello, causando mediante delle bottiglie molotov la combustione di alcuni arredi presenti al suo interno, nel diabolico tentativo di provocare un incendio che raggiungesse la copertura in legno e cagionarne così la sua distruzione. Sulla notizia la comunità di Gordona e i Carabinieri della Stazione di Chiavenna hanno mantenuto sinora il più stretto riserbo considerata la gravità dell’atto doloso e nella speranza di acciuffare in tempi rapidi gli ignoti autori. Ad accorgersi per primo di questo scempio, che fortunatamente ha registrato danni contenuti, il sacerdote della parrocchia di San Martino don Enea Svanella che, dopo il rogo appiccato alla nona stazione della Via Crucis, segnalato da un passante, ha controllato la chiesa, trovandosi di fronte il triste scenario.

Da un’apertura presente sulla parete laterale di sinistra i malviventi hanno introdotto quattro bottiglie incendiarie, riempite con del cherosene, realizzando così degli ordigni rudimentale, in grado di esplodere e incendiare la chiesa. Il crimine messo in atto ai danni dell’antichissima chiesa (metà XIV secolo), posizionata sull’omonimo colle di Santa Caterina, al culmine del percorso della Via Crucis in un luogo lontano dal centro abitato, ha provocato la combustione di un tavolino in legno e alcuni banchi, annerendo i pavimenti e le pareti.

Sul luogo è intervenuto anche il Nucleo investigativo scientifico che ha provveduto agli accertamenti del caso e non sono state rinvenute tracce di scritte o simboli di rivendicazione. «Auspico che siano trovati al più presto i responsabili di questo vile gesto che offende la nostra comunità», ha affermato il parroco di Gordona, ancora visibilmente scosso per l’accaduto. E’ facile pensare che i due atti incendiari alla cappella e alla chiesa siano stati eseguiti nella stessa notte, tra lunedì e martedì, proprio all’inizio della Settimana Santa di Pasqua, approfittando della presenza di un cantiere, promosso dal Comune, per la realizzazione di un parapetto all’inizio della Via Crucis.

Solo pochi anni fa la chiesa di Santa Caterina aveva conosciuto il furto di una statua della Madonna e dell’antica campana, entrambe poi ritrovate in luoghi diversi della Valchiavenna. Nella giornata di ieri – venerdì Santo – alcuni volontari hanno effettuato una prima pulitura della Cappella incendiata e hanno provveduto a riparare la finestra e sistemare della segatura sulla pavimentazione della chiesa per facilitare una sua migliore pulizia. Nonostante il pomeriggio nuvoloso in molti hanno percorso la Via Crucis, condannando unanimemente gli episodi, per i quali si chiede ora di individuare e punire i colpevoli.

LA POLITICA È UNA SÒLA

https://web.archive.org/web/20180510204427/http://orode.altervista.org/

La politica è una sòla, naturalmente non la “politica istituzionale”, ma quella che va a cercare il fine ideale.

Sì, affermo, e ripeto, che passare attraverso il tedio, e il fastidio se non c’è un motivo ben sicuro e fondato, è politica.

A voi, dico, affermo, lasciate da parte i purulenti ideali, che dicono, e vogliono, intendono ottenere un sicuro approdo, verso il nirvana dell’anarchia.

Perché parlo di “anarchia”, e non di tutto quello che approva il “lato politico” (fascismo, nazismo, comunismo..)?

Perché, io penso ci sia una parte, di quella che si definisce “nichilista”, che ancora non ha rigettato il lato politico del nichilismo, non ha forzato e spezzato il vuoto valore comune, e l’ha gettato nella fossa degli ideali.

Perché perseguire un’utopica verità “non esistente”?

In primis, dove pensate possa trovarsi una verità sostanziale? Nel fondo della vostra coscienza, che è stata costruita, nei secoli dei secoli, in una composizione di tratti fondati nel nulla del vuoto e dell’esistente.

Io, Noi, i Nichilisti Terroristi, ci siamo lanciati, senza dare alla speranza il nostro valore, nel vuoto del nichilismo, senza appigli, per approcciare con il fondo lucido e cosciente, della ragione, per mangiarla, e sputare sulle ceneri di questo “mostro umano”.

Il mondo deve essere fottuto, spezzato, distrutto, con la benzina della nostra passione anti umanista, con i proiettili che rendono orgasmo, il nostro occulto sentore nel brivido che percorre il corpo.

Abbiamo usato ordigni, per godere, dello sfrigolare dell’esplosione,e ne abbiamo ammirato la concatenazione con aspetti oscuri non riconducibili alla “ragione”.
Ci siamo spinti, per colpire il centro universale della vita: il concetto preposto alla normale vita quotidiana, abbiamo privilegiato la scossa mortale, che ci faceva affluire sangue nelle vene.

Come potremo colpire senza essere Esseri sanguinei ?

La politica idealistica è una sòla, un pacco, uno sbadiglio, un errore umano, uno sbaglio, un qui pro quo.

Voi, a voi dico, so che siete nascosti nella quiete prima della tempesta, so che volete colpire, come Me, come Noi, i Terroristi Nichilisti: ma avete paura di essere giudicati, pensate a volte alla finalizzazione del vostro attentato, vi sentite smarriti quando non vedete il costrutto troppo logico nella distruzione che volete creare.

Approntate, ergetevi, spingete la vostra mano e il vostro corpo, verso il vostro “vero” desiderio, di distruzione e annientamento.

Non sentite la voglia di colpire “solo” per un fastidio, un prurito, che vi arriva dal cazzo (o la figa), e vi sale verso le narici?

Quello che i Criminali Amorali, sentono, è proprio il fastidio, il senso di prurito, l’odore di inappetenza in una vita quotidiana basata solo su valori formali.
Lo sentite l’odore bruciante di vita normale?

È allora colpiamo quello che ci irrita,che odiamo senza risentimento, senza pensare cosa possano idealizzare gli altri, il resto.

Questo, senza dimenticate il sorriso dei demoni che abbiamo dentro, il nostro “male” interiore, che matura fino a salire come un orgasmo maestoso, ma che dobbiamo “conservare” per la distruzione della verità universale.

Nel nostro occulto errare, vagabondi della distruzione caotica, abbiamo dentro i nostri demoni personali, che ci sussurrano, loro senza morale, come superare lo stantio che puzza d’ideale.

È una forza oscura che contiene l’atto della Violenza Indiscriminata, senza un se e ma, che ci possa fare desistere, noi parliamo con la voce del demone, che ci sprona e spinge.

No, Noi Nichilisti Terroristi non siamo atei o agnostici, crediamo nelle forze ignote e oscure, che complici, spronano all’attacco della società materialista, non dandoci una verità provata, non consegnandoci un paradiso metafisico, ma stimolandoci a eccitare e pungolare il nostro oscuro e profondo sentore Nichilistico.

Non sappiamo, dove è la verità, non ci interessa sapere se si possa trovare questo fondamento chiamato “valore universale”, non ci interessano i concetti e il loro pensiero- logico.

Vogliamo conquistare la frenesia iconoclastica della distruzione, senza avere un sapere provato, senza volere capire un’azione che giudizio potrà avere o contenere, senza posare una pietra che fondi qualcosa scolpito nella storia.

Sappiamo che la morte di una vita, di un progetto, è oscura, come un atto annientante, e sappiamo “accettarlo”.

Oggi è il giorno per spezzare, frantumare e annientare, e il domani potrà darci vuote risposte a una domanda.

Per questo affermo fermamente che la politica è una sòla, un impedimento, un tranello..

MISANTROPIA: FANCULO LA VOSTRA COMPASSIONE

Interessante testo, che incita tutti i Misantropi Estremisti, e Terroristi Anti-politici, a quelli che se ne fottono delle prediche degli altri, a provocare, colpire, spezzare la tavola dei valori umani…incendiare e distruggere Terroristicamente, il sentimento umano, il valore codificato della società…induciamo, causiamo, determiniamo, cagioniamo, procuriamo, attraverso il “Tutto è permesso”!

Ghen

Povertà, morte e distruzione.

Non riesco a sentire ciò che sente “l’altro”. Posso soffrire o essere felice, ma non posso sperimentare la sua stessa sofferenza in modo integrale, perché è un oggetto completamente estraneo alla mia esistenza. Povertà, miseria, ricchezza o opulenza sono fattori estranei alla mia realtà, parole completamente prive di significato. Dicono: “raccogli oro e argento e poi sarai ricco” oppure “indossa gli stracci, dormi nelle strade, manca di beni materiali e poi sarai povero”.

Io dico: “vivi in base agli altri, prendi ciò che vuoi dagli altri; ritorna alla tua esistenza, uno strumento patetico degli altri, e dunque sarai povero” o “sii un egoista, vivi per te, soddisfa la sete e la fame nutrendoti nella natura, sii creatore e creatura allo stesso tempo, abbraccia la solitudine e poi sarai ricco ». Non riesco a sentire la tua sofferenza perché la mia percezione è limitata: vede e sente ciò che potrebbe giovarmi o danneggiarmi, rispetto a chiunque altro.

La morte di un altro essere che non sono Io, non mi danneggia direttamente o indirettamente perché ho raggiunto la vera libertà. Un essere nobile e libero non può continuare ad essere circondato da catene familiari, spirituali e sentimentali che non fanno altro che limitare le capacità e diminuire la libertà. La morte dell ‘”altro” è un evento assolutamente normale, e la sua importanza dipende dal beneficio o danno che l’evento può causare su di Me, sull’individuo egoista. In questo modo, affermi: “nobile è colui che sacrifica la propria vita a favore degli altri, che abbandona tutto per la famiglia e gli amici”. Io dico: «è nobile quello che vede sfilare i cadaveri dei propri familiari senza versare una sola lacrima».

La distruzione è purificazione. Il mondo è sovrappopolato, eppure le vostre donne ripetono il verbo “dare alla luce”, e lo scrivono ogni volta, più e più volte, nella loro nefasta biografia. Se un essere umano nasce, diventa automaticamente il mio nemico, perché entrambi lottiamo per ottenere i beni che ci sono necessari, e perché entrambi abbiamo bisogno di un certo numero di risorse per sopravvivere. È la durezza della realtà che dobbiamo vivere, ma non è questo il motivo per cui dobbiamo chiedere e lamentarci in eterno. Mi alzerò e camminerò senza compagnia alcuna. So che non ho bisogno di nessuno tranne me, e che gli uomini codardi, nati per essere servi, troveranno abbastanza motivi per combattere per gli inutili gaznápiros (stupidi, Ndt) che li circondano, mentre io cercherò di distruggerli.

E se la folla cerca di divorarmi, inghiottirò anche gli esplosivi e le armi che circondano la volontà furiosa e sfrenata di vivere in Me e per Me.

Belzeebub

METODI CRIMINALI-MAFIOSI DELLA “BANDA DELLA MAGLIANA” (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

http://ferox.torpress2sarn7xw.onion/2017/01/30/nechayevshchina-guerra-occulta/

https://web.archive.org/web/20170914205511/http://orode.altervista.org/nechayevshchina-guerra-occulta/

Postiamo un “vecchio” testo del Capo della Nechayevshchinaed, che andava ad approfondire una serie di dinamiche in quella che è stata chiamata giornalisticamente “Banda della Magliana”. Gruppo specificatamente Mafioso-malavitoso, che negli anni 70 e in poi, conquista Roma e dintorni, con metodi, che in quegli anni, sorprendono molti della vecchia mala. Attaccando concentricamente con assalti armati, omicidi, gambizzazioni, ordigni esplosivi, incendi, spregiudicatezza, e con quello che i “campioni di eticità,” chiamano amoralità, fanno crollare il vecchio sistema di valori della mala romana, ribaltando l’assioma, che non si “uccide”, se non per difesa, si rispettano gli spazi degli altri, non si usano altri soggetti per fini personali, e non si usa quella che viene chiamata “vendetta trasversale”. La vendetta trasversale, è stata (è viene) usata contro quelli che primariamente si pentono, si redimono, i vari “Trentadenari” (la maggior parte delle volte in senso giuridico, con la legge penale sul pentimento), che tradiscono la fiducia del clan, del gruppo criminale, dei loro affini…e nonostante sia sfumata quella singolare esperienza che fu la “Banda della Magliana” ( quasi tutti i componenti riconosciuti sono stati uccisi in agguati tra rivali, o sono in carcere con decine di anni da scontare..), Noi la pubblichiamo, come riferimento per quei gruppi Terroristici e Anti-politici, che approfondiscono e sperimentano atti e attentati amorali, e oltrepassano la falsa dicotomia morale…

Ghen

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“Non vedo, non sento, non parlo”

Frammento dopo frammento, con i vecchi e passati opuscoli sulle Sette e i Clan Nichilisti e Terroristi, editati dalla defunta casa editrice “Nechayevshchina” si va a delineare un corpus Unico (termine dal significato di “origine”), del Terrorismo Nichilista Ego-Arca, e il suo modus operandi, la sua estraniazione da ogni altro tipo di “Nichilismo”, che possa essere o sembrare contiguo alla Tendenza di cui sopra.

Lo devo ripetere, e mi fa piacere “farlo”, il Terrorismo Nichilista Ego-Arca, non ha nulla a che fare con l’idealismo-politico nichilista, il nichilismo filosofico, o quello populista russo.

Con questo, e specifico di nuovo, non significa, che non ci possa esserne l’influenza o il godimento di un preciso significato (vedere il mio A.k.a.), o comunque si sia preso un pezzo di questi “nichilismi”, per appropriarsene. E qua rimando all’amoralità di quello che si vuole possedere.

Io Nechayevshchina, prendo a mio piacimento, un I-dea, pur non rappresentando la Mia tendenza, estrapolandone il significato totale che non appartiene a me, e facendolo mio. Esempio è stato la traduzione dell’Affine di sangue “Ghoul”, sul metodo o l’uso del “Perossido di acetone”, per i propri progetti Terroristi di gruppi o Individualisti, testo preso dalla rivista di Al Qaeda “Inspire”.

Potrei dire, che l’azione Nichilistica in russia, per la sua veemenza, per la sua guerra a morte, contro lo Zar, può avermi dato un pezzo d’idea, che è associato all’idea di agire senza “fare ricorso”, fino alla fine.

Posso dire che “Volontà di potenza” di F.Nietzsche, mi ha dato la possibilità di approfondire, e sperimentare, la distruzione dei codici del valore comune, valori come l’umanesimo, la democrazia, il socialismo e l’anarchismo, il soggetto e l’oggetto, le valutazioni morali,la logica e la ragione, la coscienza, gli studi scientifici,l’anti-darwinismo,ecc..

Posso affermare che la Tendenza Anarco-Nichili-sta, può avermi fatto da “strada” per carpire la differenza e l’enorme divario, avvenuto tra la Tendenza Terrorista Nichilista e la “loro”,facendomi approfondire, pur specificando, che alcuni gruppi o cellule hanno la mia affinità Egoica, quando hanno colpito in maniera indiscriminata (poniamo l’esempio di alcune cellule della prima FAI in italia, prima di espandersi in maniera internazionale).

Pongo tutto questo, per specificare, che Io Nechayevshchina, non mi sento soggetto a nessuno, e a nessuno e niente devo chiedere, cosa posso prendere,e me fotto altamente il cazzo, se un idea che espongo, può o no assomigliare, a qualcosa che già c’è stato.

E allora con questo? Dovrei rinascere prima di tutto questo per “dirmi” qualcosa di originale?

Da questo posso affermare fieramente che il Nichilismo che ho originato è Terrorista ed Ego-Arca, perché Io ho voluto che fosse cosi, e non perché i vari rivoli di Nichilismo di cui sopra, mi possano ad aver portato a formarlo. In breve: come se fosse solo una scopiazzatura!

La mia affinità più feconda e di sangue, e vero sangue, di brividi di morte, di battito del cuore accelerato, di sorriso demoniaco, per gli attentati,prodotti, è con il Terrorismo Eco-estremista, in questo mondo morto! Il resto, può essere solo cibo per i vermi.

Con questa premessa, voglio andare, sull’esempio del “Perossido di acetone”, ad approfondire le tecniche e le tattiche di un gruppo criminale mafioso, sorto nei primi anni 70, denominato “Banda della Magliana”.

La Banda della Magliana- prende il nome dal quartiere situato nella parte sud-ovest di Roma, anche se c’è da specificare, che il nome in se, è stato dato dai giornali. Poiché il gruppo si forma attraverso malavitosi che appartenevano a varie “batterie”dell’epoca ( le batterie erano quei gruppi informali -in primis di rapinatori, che non avevano una struttura fissa, come quella della malavita organizzata. Erano più, degli Individui affini, ma sempre indipendenti, che si formavano per una rapina e poi potevano anche sciogliersi senza vincolo gerarchico). Questi gruppi possono essere -in maniera semplificata- ricondotti ai “Testaccini” (dal nome del quartiere “Testaccio”), da quelli della “Magliana”, dal gruppo di Acilia/Ostia ( area metropolitana di Roma).

Nel condensarsi tra loro, e con l’approccio con cellule della Mafia Corleonese, ivi in loco, e con il gruppo “Nuova Camorra Organizzata”, questo gruppo assume un “atteggiamento” mafioso, nella sua strutturazione.

Perché in questo frammento parlo di questo gruppo malavitoso mafioso?
I motivi di approfondimento possono essere innumerevoli:

1– L’idea di vincolo associativo, che rimanda a l’idea Ego-arca, contestualizzando il tutto, dentro una metropoli come Roma, dove per dinamiche specifiche, non era mai assurto un gruppo cosi, che nel volgere di poco tempo conquista le piazze di spaccio e il controllo del territorio, e che rimanda alla conquista o il modus vivendi, della Mafia Corleonese a Palermo, che pero – per ragioni storiche e di humus culturale, aveva appunto una più ampia “facilità”, nel poter fare questo.

2– Per la continua guerra di aggressione a chi in quel momento controllava uno o più quartieri, per imporre il proprio predominio egemonico, sugli altri.

Guerra, che a differenza della vecchia malavita romana, si distinse, per l’efferatezza dei mezzi usati, come l’omicidio sistematico dei nemici, le bombe piazzate, la violenza selvaggia e Nichilistica, come premessa per il totale dominio della Roma per Male.

3– L’idea di affinità di sangue, contraria a un blando mito della solidarietà promiscua, dell’amicizia, dello stare semplicemente “bene insieme”. Aspetti, che non hanno nulla a che fare, con il sangue, con il vivere criminalmente in simbiosi, rimanendo brutali, e sentendo il fremere della vita e della morte, della Possessione, come qualcosa per cui attaccare.

4– L’azione indiscriminata per arrivare al proprio obiettivo, per far sì, che la propria organizzazione possa continuare, a vivere e dominare, sul resto, fino a che una fine Nichilistica, non spazzi tutto via, com’è nata.

Tutto questo darà brividi di orrore, antipatia cristiana, odio risentito, accuse “umane troppo umane”, di fascismo, intolleranza, idea borghese della vita, ecc..e cosi sia, me ne fotto!

Portiamo l’esempio dell’omicidio di un malavitoso,che in quel momento, controllava l’ippodromo di Tor di Valle, luogo che faceva gola al gruppo, oltreché, era un soggetto nemico di alcuni promotori dell’associazione mafiosa “Banda della Magliana”, da poco costituitasi.

Al soggetto in questione denominato “Franchino er criminale”, viene fatto l’agguato e eseguito come banco di prova, per i componenti della “Banda”, e anche per stabilire il proprio iniziale “tacco” su Roma, portando a tutti l’idea che “l’aria era cambiata”.

La sera del 25 luglio 1978, nel momento in cui la gente esce dall’ippodromo, due macchine della “Banda”, situate nel parcheggio antistante, attendono il “già morto”, e due di essi al suo giungere presso la sua macchina, lo eliminano con 9 colpi di pistola.

Con questo esempio cosa voglio dire?

Questo esempio di azione criminale anti politica, va a situarsi in un percorso, che specifica a chi legge, cosa significa un patto di sangue, cosa può essere la presa di possesso di un omicidio, il ribaltare il quotidiano vivere che da idea diventa prova. Prova che cementifica i rapporti, in un gruppo, che si uniscono in un Abisso, senza luce, che amplifica il proprio Potere di Dominio, sia sui nemici, che come influenza verso chi è affine a tali pratiche.

Inoltre rende un idea di valutazione morale, come qualcosa che in quel momento cade in un vortice di dubbi e incertezze, in un pensiero troppo abituato al normale svolgersi delle cose che si leggono o sentono.

Ribalta il bene con il male, diventando il nulla nichilistico, dove non c’è un appiglio certo, perché un azione destabilizzante disintegra completamente – oh almeno in quel momento- la struttura della società.

L’omicidio, un omicidio per predominare, ma anche per cementare un vincolo associativo, è una prova, una prova che deve sperimentare, arrivare al nucleo della vita, per dare morte, per avanzare, sapendo di avere dentro se stessi, preso una vita, posseduto il suo spirito morente, omicidio che serve, come afflusso di brutale amoralità, e che spezza e infrange il dissidio con il presunto dominio della coscienza cristiana.

Con tutto questo, Io Nechayevshchina, parlo esclusivamente di metodo e fine, e non per forza di grandezza di un gruppo, specifico che l’uso brutale di un sistema, può imprimere molto a chi vi-ve queste cose, ed è anche pratica malavitosa per avanzare dentro se stessi, senza per questo essere in “mille”.

Continuiamo con l’uso strategico amorale che serve per continuare a vivere e prosperare con la propria tendenza Terrorista:

Nel momento dell’aumento delle armi nella “Banda della Magliana”, perché in guerra -o da affrontare- con altri gruppi criminali, c’era il proposito di doverle nascondere in un luogo sicuro. Uno dei componenti della “Banda”, tramite un suo conoscente, riesce ad avere un contatto con il custode del Ministero della Sanità, presso cui – tramite compenso mensile- vengono depositate le armi, in uno o più scantinati.

Custodire delle armi, in un luogo dello “Stato”, è come avere una certezza in più di colpire i nemici, nel momento di brandire le armi.

Chi andrà a pensare, che un gruppo malavitoso in espansione, ma con i membri ben conosciuti per i loro trascorsi criminali, possa tenere le armi in un luogo dello “Stato”?

Questo, quest’avvenimento, lo pongo attraverso, e ancora, sotto l’ottica dell’Egoarchia.

Non è solo “l’aggancio”, a permettere, di depositare le armi in un Ministero, ma è l’attitudine del fine con il mezzo, che porta la “Banda” ad avere questa grandiosa possibilità (nessuno di voi lettori ha un sogno come questo?).

Attitudine di amoralità verso gli altri, il prossimo, del rapporto Egoista tramite la “cagnotta” al custode, ma Ego-Arca, come utilizzo gerarchico di un Individuo rispetto a uno della moltitudine.

Nel momento in cui, a un gruppo che si definisce organizzato, e che ha precise regole al suo interno, si viene a delineare, il proposito di agire per la conquista e il dominio di un mondo o proprio mondo, a quel punto si “affaccia”, la coscienza, che se preme troppo, porta alla morte oh dei componenti, o della stessa struttura organizzativa. Con questo, specifico, che parlo come esempio,ma porto alla luce, la condotta della “Banda” , che amoralmente, sfrutta a suo vantaggio – una conoscenza, per depositare le proprie armi, e non lo fa esclusivamente come movimento tattico, ma in un più ampio disegno criminale, di strategia e sopravvivenza, agendo, di nuovo, attraverso un metodo amorale, per arrivare a un fine.

E questo il segreto che custodisce il Criminale Amorale, che ha un gruppo Terrorista: il fine, da raggiungere, modo e metodo, che sa bene, deve essere raggiunto, con tutti i mezzi, senza doversi chiedere cosa è che la moltitudine ritiene “rispettoso”.

Naturalmente sempre sotto un’ottica primariamente Egoista, per cui specificatamente accettata come il più valido metodo per arrivare a un fine. E non quindi un mezzo generico per un fine promiscuo.

Nell’avanzare nel loro dominio sulla metropoli di Roma, nell’acutizzare il proprio distacco e superamento da una logica di assuefazione alla “comoda” vita criminale, e con l’incrinarsi di rapporti, per l’avanzamento di una parte della “Magliana” rispetto a un’altra, avvengono vari omicidi, e uno tra questo, quello di un importante leader della frazione di “Acilia/Ostia”, considerato uno dei leader della Banda, ma non per questo non è affrontato e ucciso per motivi di predominio interno al “gruppo“.

A Me interessa, come questo intero capitolo, andare ad approfondire, quello che è la sperimentazione in un contesto criminale amorale, per prenderne il “Possesso” in un contesto di Setta/Gruppo Terrorista.

Nella realtà il Selis (leader della fazione “Acilia/Ostia), è ucciso in maniera strategica dato che all’incontro porta il cognato: i due si incontrano con il resto della Banda, per il contenzioso, inizialmente alla Fiera di Roma, e poi visto che il cognato si separa, una moto segue quest’ultimo, e il primo viene portato in una villa di uno dei componenti della Magliana, e la ucciso. Nel frattempo anche il cognato è ucciso (strategicamente “aveva visto troppo”), ma il corpo di Selis, è fatto sparire, e interrato, azione strategica, che permette al resto del gruppo, di non essere sottoposto a mandati di cattura, o a arresti preventivi.

Terminando questo capitolo, sui metodi e le strategie della “Banda della Magliana”, devo dire che è sola una minima parte, ma il mio, era esclusivamente, il portare un certo tipo di tecniche, per approfondire e sperimentare.

Nel frattempo, tra omicidi, alcuni pentiti,e altro, il sodalizio criminale mafioso, scompare, o occultamente, diventa più diversificato, annettendosi, ad altri emergenti criminali